Lega Italiana Pallamano Maschile

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Intervista a Stefano Podini "La Lipam è un'opportunità per tutti"

Mercoledì, 23 Aprile 2014

Intervista a Stefano Podini

L’intervista della settimana… a tu per tu con Stefano Podini: “La Lipam è un’opportunità per tutti”

Appena una settimana fa la rielezione come presidente della Lipam, la Lega italiana Pallamano Maschile, ed in quasi sette giorni Stefano Podini, insieme ai suoi collaboratori, ha già posto le basi per il futuro. Un paio di giorni per ripercorrere, in maniera veloce, i primi due anni di lavoro e poi eccolo di nuovo al lavoro con lo scopo di garantire sempre il meglio tutto il movimento pallamanistico italiano. E’ lo stesso Podini, in un’intervista esclusiva concessa al nostro magazine, a spiegare quelli che sono gli obiettivi sin qui raggiunti e quelli invece ancora da raggiungere dalla Lipam.
Buongiorno presidente, allora… Come valuta il lavoro svolto da lei e dai suoi collaboratori nell'arco degli ultimi due anni?
“Dalla effettiva costituzione della Lipam ci sono voluti quasi sei mesi per far partire ufficialmente i lavori. A mio avviso una buona convenzione con la Figh ci ha permesso nell’anno a seguire di impostare alcune attività innovative per la pallamano italiana. Una di queste riguardava la possibilità di organizzare, in qualità di Lipam, la Final Four di Coppa Italia e la finale di Supercoppa. Attività svolte con grande successo e che hanno permesso di ottenere delle interessanti risorse economiche per far partire da zero l’attività della Lipam. Ricordo che le attività di partenza di una associazione di questo tipo assorbono tantissima energia e richiedono anche un notevole impegno finanziario. Ci siamo autofinanziati egregiamente e abbiamo impostato degli accordi interessanti con il Corriere dello Sport, con articoli periodici che danno visibilità al nostro sport, e agli sponsor delle nostre società affiliate”.
Quali sono invece adesso gli aspetti su cui si deve lavorare maggiormente?
“Sicuramente sull’aspetto della comunicazione tra tutti i potenziali soci della Lipam e, di conseguenza, tra tutte le squadre iscritte al massimo campionato. Dobbiamo trasmettere alle società che la Lipam è anche un loro un patrimonio, una opportunità, un veicolo di marketing e di comunicazione che però ha bisogno dell'aiuto e della collaborazione di un numero sempre maggiore di società per poter ottimizzare i risultati. Negli altri sport la lega ha ottenuto l’autorità, e quindi il mandato, dalle rispettive federazioni per costringere le singole società ad adeguarsi a determinati criteri di ‘Corporate Identity’ e di collaborazione operativa nel marketing. Lo sportwitting-liveticker, per esempio, negli altri sport è obbligatorio dato che è una importantissima fonte di rientro pubblicitario. Pochissime società in Italia lo hanno capito. Purtroppo è come con tante altre cose: noi italiani siamo costretti con delle sanzioni ad adottare certi comportamenti dato che la disciplina volontaria è materia rara. L’importante però è non mollare. Noi ci crediamo e troveremo la strada giusta per coinvolgere maggiormente queste società. E qualche idea già ce l’abbiamo”.
Per ridurre il gap con i maggiori campionati europei quali sono le "corde" che bisognerebbe andare a toccare?
“Penso che più che un semplice problema della pallamano italiana, sia un problema degli sport di squadra nell'ambito degli sport minori. Parlando di sport di squadra in Italia si concentra tutto su pochi sport. A mio avviso ci sarebbe bisogno di una riforma strutturale della visione dello sport nella politica sociale italiana. Nella nostra lettera aperta, redatta dall'avvocato Modica e indirizzata al presidente del coni Malagò e al ministro Poletti, sottolineiamo esattamente queste peculiarità. Ben consapevoli che il presidente del Coni questa nostra impostazione la stia già ampiamente trasmettendo al mondo politico italiano, siamo convinti, e lo sosteniamo per quel poco che possiamo fare, che questa sia la strada giusta per trovare risorse immediate e per impostare un nuovo lavoro con i giovani atleti, garantendogli contemporaneamente un futuro dopo aver scelto la via del professionismo. La risposta quindi è quella di dedicare più tempo allo sport, iniziando prima e intensificando sempre di più questa pratica nel tempo”.
Parliamo di campionato: da ex giocatore, che idea si è fatto dei valori espressi in campo e quali saranno le squadre che si contenderanno il tricolore sino alla fine?
“Il grande gap tra le prime quattro/sei è palese. Le formazioni che si possono contendere il titolo sono sicuramente quattro e penso che tutto dipenderà dallo stato di forma delle squadre stesse, dagli infortuni e dall’eventuale giornata di grazia dei singoli portieri che in certe partite secche possono veramente fare la differenza”.
Quali sono i giocatori in grado di spostare gli equilibri secondo lei?
“Come detto prima, per definizione i portieri sono i giocatori più importanti per ogni squadra. Detto questo, ogni squadra ha i suoi fuoriclasse che però hanno comunque sempre bisogno del supporto degli altri compagni per risultare veramente determinanti”.
Nell'arco della sua carriera da giocatore, chi è stato e chi sono stati gli atleti più forte con cui ha avuto l'onore di giocare o il "piacere" di sfidare?
“Sicuramente un giocatore e una persona straordinaria è stato Pavel Jurina, papà dell'attuale portiere del Bolzano. Ho avuto il piacere di affrontarlo sia quando militava nella nazionale jugoslava a Siracusa, sia quando militava nel Gaeta. Chiaramente anche Antoni Przybecki, Erhard Wunderlich, Zare Balic, Milan Isacovic, Kotlas e tanti altri: c’era sempre qualcosa da imparare da ognuno di loro, ma non solo da loro”.
Ronni Benigno